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L’olio di oliva si ricava con diverse metodologie dalle olive. La tipologia vergine si ricava dalla spremitura meccanica delle olive. L’olio di oliva è un prodotto originario delle zone limitrofe al mar Mediterraneo.

L’Unione europea, con le direttive (136/66/CEE, CE 2568/91, CE 1989/03) poi applicate dai singoli Stati, codifica le diverse denominazioni commerciali. In questa codificazione rientra anche l’olio di oliva extravergine (EVO) del quale si stabilisce che deve essere ottenuto solo tramite metodi meccanici a freddo (temperature inferiori ai 28 °C) e la sua acidità non deve mai superare lo 0,8 %.

In Italia, data l’antica tradizione e la grande produzione di qualità, è stata creata una Carta di identità degli oli extravergine di oliva. Il problema che attualmente esiste è che non c’è una codificazione internazionale conosciuta, a svantaggio della qualità dei produttori nostrani.

Come abbiamo già visto nell’articolo che parla dell’olio di oliva italiano, tutti i maggiori produttori di olio al mondo si affacciano sul bacino del Mediterraneo e sono anche i maggiori consumatori di questo prezioso alimento. Nell’ordine troviamo sul podio Spagna, Italia (il maggior consumatore del mondo) e Grecia, poi la Siria, il Marocco e la Turchia. Fuori dall’Europa e dal bacino del mar Mediterraneo, troviamo solo Australia e Giappone quali produttori di una percentuale conteggiabile. Nel resto del mondo sono usati oli di provenienza differente come olio di semi o olio di grassi animali: l’olio di oliva rappresenta infatti solo il 4 % della produzione e del consumo di oli per uso alimentare.

Le diffusione della dieta mediterranea e gli studi condotti sull’olio di oliva che accertano i suoi benefici stanno però incrementando il consumo di olio di oliva in tutto il mondo anno dopo anno.